Manca un punto di incontro tra giovani preparati e istituzioni, un momento che suggelli il passaggio del testimone. L’occasione promossa da «La Nazione», in favore della quale si sono mobilitate autorità, esponenti del mondo culturale e imprenditoriale, copre un gap vertiginoso e offre visibilità agli autori dei progetti mirati a riqualificare la città.
 
«Plaudo con il cuore a un’iniziativa che offre un’importante occasione di protagonismo alle nuove generazioni e che trova sbocco diretto con il Comune, che adotterà il progetto selezionato». Queste le parole del direttore de La Nazione Giuseppe Mascambruno che ha moderato la conferenza su «Come fare squadra» che ha aperto i lavori della tre giorni a Villa Bottini, con il ct azzurro Marcello Lippi. «Un evento — ha sottolineato Mascambruno — che sta dentro alla necessità ineludibile di rimuovere quel retaggio culturale, fatto di raccomandazioni e meccanismi lontani dalla luce del sole, per cui i giovani, pur pronti e qualificati, restano tagliati fuori. Occorre scalzare la mala pianta, per fare spazio a una generazione che trovo preoccupata e anche sedata, per restituire senso civico e nuovi valori laddove la politica è fallita non riuscendo a interpretare gli ideali. Un sistema che risulta bloccato, che si specchia in un’università che promuove corsi a dismisura e cattedre in famiglia, dove i rettori che restano negli atenei fino alla terza generazione. Il problema è serio e per questo ancor più meritevole è l’iniziativa della redazione lucchese».
 
Il capo servizio Remo Santini ha ricordato come la «chiamata» ai giovani meritevoli abbia avuto un immediato e massiccio riscontro con ben 50 progetti presentati in poche settimane per quella che si è attestata come autentica «fucina di idee in cui il comitato dei saggi prende per mano per il passaggio del testimone a favore dei giovani che hanno sviluppato l’idea nell’ottica di rendere più moderna la città». Santini ha ringraziato il redattore Cristiano Consorti, artefice dell’intero impianto organizzativo, il collega Marcello Petrozziello che ne è stato il motore e coordinato la comunicazione degli Stati Generali e l’intero comitato dei saggi.
 
Il sindaco Mauro Favilla ha sottolineato come Lucca «non viva contraddizioni tra il suo essere città storica e le iniziative fuori di ogni tradizione che la coinvolgono tutto l’anno: i Comics e Lucca Digital Photo Fest sono due esempi a dimostrazione che la città non si è mai fermata ma ha saputo mantenere i suoi connotati. E’ vecchia, sì, ma anche estremamente giovane. Perché i giovani sono il motore di tutto e il nostro compito è quello di valorizzare la loro professionalità». Il sindaco ha poi annunciato che il Comune farà suo il progetto migliore tra quelli presentati da questi giovani a Villa Bottini. Un bel riconoscimento concreto per le nuove idee.
«Non mi piace la retorica del declino – ha esordito poi il presidente della Provincia Stefano Baccelli —. I giovani messi alla prova rispondono sempre positivamente. Il tema è semmai come confezionare un sistema paese che riesca a liberare energie e talenti intellettuali anche al di là della risposta episodica».
 

Numerose le domande rivolte dalla platea al ct azzurro Marcello Lippi, specie sul carisma del leader in una squadra (il resoconto della conferenza su come fare gruppo è nelle pagine di Cultura & Spettacoli). «La capacità di un tecnico è quella di tirar fuori il leader dal gruppo. Magari ce ne fossero diversi al suo interno. Ma il vero leader — ha spiegato Lippi — è quello che mette la sua capacità al servizio degli altri e tutti devono sentirsi importanti. E un allenatore si deve far aiutare dal leader, dal capitano, a mettere sulla strada giusta chi non segue il gruppo o crea problemi. E se alla fine non si mette in riga, lo si fa fuori». Gli è stato anche chiesto se è difficile non convocare un giocatore per una partita e Lippi ha risposto che «Ognuno deve fare il proprio dovere e dare di più se vuole guadagnarsi il posto. Ma non si deve sentire una vittima». E la differenza fra un club e la nazionale? «Nel primo caso — ha ricordato — un tecnico ha un intero anno per lavorare, da luglio al giugno successivo, se non viene cacciato. Il Ct ha i giocatori a disposizione per una settimana ogni 40 giorno. Troppo pochi. Ecco perché è più un selezionatore». E quando finisce un ciclo? «Quando un tecnico non riesce più ad ottenere dai propri giocatori il massimo».

Laura Sartini , Luciano Nottoli

(Estratto da: lanazione.ilsole24ore.com)

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