ANCHE L’ACU TOSCANA VUOLE DIRE LA SUA CIRCA IL REFERENDUM SULLE TRIVELLAZIONI DEL PROSSIMO 17 APRILE

Il prossimo 17 aprile gli elettori italiani saranno chiamati a pronunciarsi in ordine ad un quesito referendario richiesto, per la prima volta nella storia del nostro Paese, da alcune regioni (Basilicata, Marche, Puglia, Sardegna, Veneto, Calabria, Liguria, Campania e Molise) invece che dai comitati come solitamente accade. Si tratta di esprimere il proprio favore o meno, all’abrogazione della legge sulle trivellazioni, limitatamente alle parole “per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale”

Con questa frase la l. 280/2015 (legge di stabilità) ha modificato l’art.6 comma 17 della l.152/2006 (norme in materia ambientale). Prima di tale intervento, le concessioni estrattive marine venivano rilasciate per un periodo di 30 anni, prorogabile di 10 anni, più ulteriori 5.

Scaduti i complessivi 40/45 anni la trivellazione doveva cessare.

La legge di stabilità, introducendo la dizione “per la durata di vita utile del giacimento”, ha fatto sì che attualmente, quando il periodo concesso termina, l’attività estrattiva possa continuare fino a che il giacimento non si esaurisce.

La consultazione referendaria concerne solo le concessioni già esistenti per trivellazioni entro le 12 miglia marine dalla costa italiana (circa 20km), ovvero la possibilità per questi impianti già in funzione, di continuare ad operare fino a che i giacimenti sottostanti non saranno completamente esauriti.

Non si tratta, quindi, della maggior parte delle attività estrattive in acque italiane, complessivamente 66 e collocate soprattutto oltre il limite suddetto, ma esclusivamente di quelle localizzate entro le 12 miglia.

In tutto 21:

7 in Sicilia

5 in Calabria

3 in Puglia

2 in Basilicata

2 in Emilia Romagna

1 nelle Marche

1 in Veneto

Il referendum non riguarda nemmeno le nuove trivellazioni, che sono già vietate entro le 12 miglia dal dlgs 152/2006 il quale proibisce di effettuare nuove attività di ricerca, prospezione e coltivazione di idrocarburi gassosi o liquidi, entro questo limite dalla costa. Mentre sono e rimarranno consentite, a prescindere dalla consultazione referendaria, quelle oltre le 12 miglia marine.

Trattandosi di un referendum abrogativo, affinché il voto del prossimo 17 aprile sia valido, dovrà andare alle urne il 50% più uno degli elettori, nel caso che non sia raggiunto tale quorum, la consultazione non avrà valore.

Nell’ipotesi in cui la soglia sia superata, l’esito può essere duplice. Vittoria dei NO, la norma oggetto del quesito rimarrà intatta e gli impianti, scaduta la concessione, potranno continuare ad estrarre sino all’esaurimento totale dei giacimenti.

Vittoria dei SI, la parte di articolo oggetto del quesito, sarà abrogata e le concessioni verranno ricondotte al regime della loro naturale scadenza, proroghe comprese, così come era previsto dalla legge sull’ambiente, prima della modifica dello scorso dicembre. In pratica si esclude solo il perpetuarsi senza limite temporale della concessione, ovvero fino ad esaurimento totale del pozzo.

L’Associazione Cosumatori Utenti della Toscana – ACU ha aderito al Comitato “Vota SI per fermare le trivelle” www.fermaletrivelle.it unendosi ad altre associazioni e movimenti in questa campagna, che vede mobilitati da Green Peace, all’Ordine Nazionale dei Biologi.

Le ragioni del voto favorevole sono molteplici e di varia natura. Allontanare il rischio di incidenti ambientali, che seppur non altamente probabili, sono comunque possibili. Un disastro petrolifero avrebbe effetti gravissimi ed irreversibili sul mare e le coste italiani.

I monitoraggi ambientali effettuati da ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) in prossimità delle piattaforme offshore presenti nei mari italiani, dimostrano che la presenza del petrolio nelle acque è concretamente evidente. Le sostanze che superano con maggiore frequenza i valori indicati dagli standard qualitativi ambientali sono i metalli pesanti e gli idrocarburi. Alcuni di questi elementi sono cancerogeni e in grado di risalire la catena alimentare, causando danni all’ambiente e all’uomo.

La quantità di petrolio estratto è esigua a fini energetici (3% del consumo di gas e 1% di petrolio), non risolve, quindi, la dipendenza energetica della nostra nazione da altri Paesi. Inoltre queste sono quantità facilmente raggiungibili e sostituibili da adeguate politiche di risparmio energetico.

Per poter estrarre le compagnie petrolifere pagano delle royalties e per trivellare nei mari italiani, il costo di questi diritti è tra i più bassi nel mondo.

E’ inoltre sconsiderato affidare concessioni a privati senza limiti di tempo, ovvero finché è di convenienza a questi ultimi.

Quelli brevemente elencati e gli altri argomenti a favore del SI, sono tutti legati da una importante e ineludibile necessità: opporsi ad una concezione saccheggiatrice dell’economia, fondata su uno sfruttamento feroce e distruttivo dell’ambiente, indirizzata a ricavare benefici non durevoli nel tempo e diretti a pochi, in un ottica miope ed irresponsabile.

Le trivelle sono il simbolo dei combustibili fossili, del petrolio, cioè di un modello non di sviluppo, ma di sottosviluppo che produce danni all’ambiente e alla società. Il simbolo di una impostazione energetica obsoleta, causa di inquinamenti, conflitti e dipendenza economiche.

Infine, al di là delle differenti opinioni, si consideri l’importanza del referendum abrogativo, esso è uno strumento di democrazia diretta, che consente agli elettori di pronunciarsi senza intermediario alcuno, sul tema oggetto della consultazione.

Il risultato prettamente giuridico, è che la volontà popolare incide direttamente sulla legge comportandone l’abrogazione. Si ha però, anche una non meno importante implicazione di carattere civico e sociale. La società si ricompatta intorno a questo strumento partecipativo, si ricompongono le fratture e le disgregazioni, si ottiene una coesione del tessuto sociale di importanza fondamentale, perché infonde vitalità e fiducia nella democrazia e nei suoi istituti.

Avvocato Isabella Maggiorelli

Ufficio stampa ACU Toscana

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