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Il 21 marzo è iniziata la settimana mondiale contro i pesticidi, durante la quale in molti paesi del mondo si organizzano eventi e manifestazioni al fine di sensibilizzare l’opinione pubblica sulle implicazioni sanitarie e ambientali legate ai pesticidi, e sulle alternative al loro utilizzo.

Quest’anno l’evento cade nel pieno dell’Iniziativa dei Cittadini Europei (ICE) contro il glifosato. un pesticida tossico enormemente diffuso.

Il diritto d’iniziativa dei cittadini europei consente ai medesimi, di prendere direttamente parte all’elaborazione delle politiche dell’Unione, invitando la Commissione europea a presentare una proposta legislativa su questioni, in ordine alle quali l’Unione Europea ha competenza a legiferare. Affinchè questo strumento sia valido ed efficace, deve essere supportato dalla firma di almeno un milione di cittadini europei, appartenenti ad un minimo di 7 Stati membri. Per ciascuno dei 7 paesi è inoltre necessario un numero minimo di firme.

L’obiettivo dell’ICE è raccogliere il suddetto milione di firme, per inoltrare ufficiale richiesta all’UE di vietare l’uso del glifosato nel suo territorio, non rinnovando l’autorizzazione alla messa in commercio.

Il glifosato tecnicamente è un composto fosfonato organico, brevettato come erbicida dalla Monsanto Company nel 1974, la stessa multinazionale diventata tristemente famosa per avere prodotto l’agente arancio, il defoliante tossico e cancerogeno usato nella guerra del Vietnam. Attualmente il glifosato è l’erbicida più utilizzato su scala globale in grado, almeno temporaneamente, di eliminare rapidamente tutta la vegetazione indesiderata. Viene largamente impiegato come diserbante nelle colture legnose (vigneti, oliveti, frutteti, agrumeti), ma anche nelle colture orticole e cerealicole, fragole, colza, barbabietola, girasole, riso, soia. Nelle aree industriali, sedi ferroviarie, argini di canali e fossi serve per estirpare velocemente le erbe spontanee. Inoltre è utilizzato per l’essiccazione dell’orzo e del grano per l’industria della birra.

Nel 2014 la produzione mondiale di questa sostanza ha superato le 800.000 tonnellate, il trend purtroppo, nei prossimi anni, è destinato a crescere e si stima che entro il 2020, la domanda possa raggiungere il milione di tonnellate.

L’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (Iarc), ha pubblicato una sintesi sulla valutazione di cancerogenicità di alcuni pesticidi organofosforici tra i quali il glifosato, inserendo quest’ultimo nel gruppo 2A, ovvero “probabili cancerogeni per l’uomo”.

Tale classificazione è particolarmente grave per l’enorme diffusione del glifosato, ma anche perché esso è coinvolto nelle colture basate sull’impiego di organismi geneticamente modificati (Ogm) quali mais, colza, barbabietola, appositamente studiati proprio per essere resistenti a questo erbicida. Sono varietà denominate “Roundup ready” (RR), che permettono agli agricoltori di irrorare liberamente le coltivazioni con il glifosato, per eliminare tutte le erbe infestanti, senza intaccare il raccolto. Proprio questa resitenza delle semente con struttura modificata fa sì che l’erbicida possa essere impiegato in diversi periodi del ciclo vegetativo, anche in prossimità del raccolto.

L’industria afferma che è minimamente tossico per gli esseri umani, ma molte ricerche di laboratorio e studi epidemiologici dimostrano che è dannoso già in dosi minime (ovvero 100 volte inferiori a quelle indicate come sicure dai produttori). La popolazione è costantemente esposta a piccole quantità di residui di glifosato in alimenti di prima necessità come pane, cereali e lenticchie. Inoltre da analisi specifiche è emerso che la formulazione commerciale è ancora più dannosa del solo principio attivo, per la presenza dei coadiuvanti.

La sostanza risulta non essere così facilmente degradabile, come invece era stato inizialmente affermato dai produttori. Infatti tende a permanere nel suolo ed è la più frequentemente rintracciata anche nelle acque superficiali. Stanno anche emergendo inquietanti sospetti di correlazioni tra questo pesticida e malattie quali celiachia, diabete, sterilità, morbo di Alzheimer.

Il grado di nocumento deve essere relazionato soprattutto all’uso massivo che si sta facendo del glifosato, le quantità immesse nell’ecosistema sono enormi.

Questo prodotto appartiene ad un modello di agricoltura industriale pericoloso e dannoso, che sta provocando fenomeni problematici di resistenza di parassiti e infestanti, diminuzione della fertilità del suolo, nonché forte consumo di energia ad elevate emissioni di CO2.

ACU Toscana in linea con il suo costante impegno per il recupero di una funzione etica dell’economia, ritiene di fondamentale importanza importanza sostenere la suddetta iniziativa dei cittadini europei contro il glifosato. Si tratta di dare sostegno ad un istituto di democrazia diretta basilare per far udire alle istituzioni la volontà della popolazione, per chiedere loro un cambiamento di rotta verso un’agricoltura rispettosa delle risorse naturali e delle biodiversità.

Invita pertanto tutti i cittadini a firmare per sostenere questa azione, non solo nella loro specifica veste di consumatori, ma più in generale come abitanti di un pianeta che deve essere gestito e non divorato, poiché non è nostra proprietà, ma eredità delle generazioni future.

Dobbiamo sostenere l’ICE per fare un primo passo verso il diritto di pretendere l’attuazione di un nuovo paradigma di produzione agricola, anche dal punto di vista sociale. E’ assolutamente necessario spezzare questo circolo vizioso per il quale gli agricoltori stanno diventando sempre più dipendenti dalle multinazionali per la fornitura di sementi e prodotti chimici. L’intera produzione agroalimentare può essere rivoluzionata e improntata a regole etiche di rispetto del lavoro e della salute sia dei coltivatori, che dei consumatori. Il costante impegno e la consapevole partecipazione dei cittadini possono rendere concretizzabile l’obiettivo di una intera produzione agroalimentare mondiale strutturata in termini diversi di impatto ambientale, sociale, etico e culturale, capace di far fronte alla domanda globale e non solo a quella dei paesi industrializzati.

Avv. Isabella Maggiorelli

ACU Toscana.


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