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Acu Toscana aderisce a “Salva l’Acqua – Campagna nazionale contro la privatizzazione dell’acqua” promossa dal Forum Italiano per i Movimenti dell’Acqua.

“In Italia l’importanza della questione acqua ha raggiunto nel tempo una forte consapevolezza sociale e una capillare diffusione territoriale, aggregando culture ed esperienze differenti e facendo divenire la battaglia per l’acqua il paradigma di un altro modello di società.
Da diversi anni, infatti, sono attive nei territori decine di vertenze aperte da cittadini, lavoratori ed anche Amministratori Locali che sono portatrici di un’esigenza comune e condivisa, cioè la necessità di una svolta radicale rispetto alle politiche liberiste che hanno fatto dell’acqua una merce e del mercato il punto di riferimento per la sua gestione, provocando dappertutto degrado e spreco della risorsa, precarizzazione del lavoro, peggioramento della qualità del servizio, aumento delle tariffe, riduzione degli investimenti, diseconomicità della gestione, espropriazione dei saperi collettivi, mancanza di trasparenza e di democrazia.

Nel luglio 2005, diverse realtà sociali hanno deciso di ritrovarsi per rendere più incisive le reciproche lotte in difesa dell’acqua come bene comune. E’ apparso a tutti chiaro come fosse decisivo far diventare l’acqua una vertenza nazionale, comunemente condivisa e costruita in forma partecipata. Sono nati così cinque incontri nazionali itineranti che, attraverso Cecina (Luglio 2005), Firenze (Settembre 2005), Roma (Ottobre 2005), Napoli (Dicembre 2005) e Pescara (Gennaio 2006) hanno portato all’effettuazione del 1° Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua, che si è tenuto a Roma dal 10 al 12 marzo 2006 durante il quale più di seicento partecipanti, rappresentanti di reti associative e sindacali nazionali e di realtà territoriali di movimento si sono confrontati, hanno approfondito le analisi, hanno messo in comune saperi e pratiche di mobilitazione. Soprattutto hanno condiviso la necessità di cambiare radicalmente il quadro normativo esistente attraverso una proposta di legge d’iniziativa popolare i cui obiettivi sono: la tutela della risorsa e della sua qualità, la ripubblicizzazione del servizio idrico integrato e la gestione dello stesso mediante strumenti di democrazia partecipativa. Il testo, che porta come titolo “Principi per la tutela, il governo e la gestione pubblica delle acque e disposizioni per la ripubblicizzazione del Servizio Idrico”, è stato sottoposto alla discussione collettiva e definitivamente approvato nell’assemblea nazionale del 7 ottobre 2006 a Firenze e per i primi sei mesi del 2007 è stato al centro di una campagna nazionale di raccolta firme in tutto il Paese.
Sull’onda di tale straordinaria raccolta firme (406.626) in ogni angolo del Paese sono fiorite iniziative sul tema dell’acqua e sono sorti nuovi comitati, si sono attivate nuove energie. Ad oggi al Forum Italiano aderiscono oltre 80 reti nazionali e più di 1.000 realtà territoriali e centinaia di Enti Locali (il Comitato promotore). In questo modo si è messo in moto un circolo virtuoso. E’ stato coinvolto il mondo del teatro, quello della musica e così diversi artisti, divenuti gli “Artisti per l’Acqua”, hanno voluto dare il proprio contributo a questa battaglia di civiltà. Inoltre sono stati alcune centinaia gli Enti Locali che hanno deliberato l’adesione e il sostegno alla proposta di legge.

Nello stesso tempo il Forum è stato in grado, grazie ad un proficuo e continuo collegamento con le forze politiche della Sinistra allora presenti in Parlamento, di bloccare il ddl Lanzillotta sulla liberalizzazione dei servizi pubblici locali e soprattutto di far approvare la moratoria sugli affidamenti ai privati, valida fino al 1° Dicembre 2008.

Onde sostenere la legge d’iniziativa popolare è stata promossa la prima manifestazione nazionale per l’acqua in Italia, che si è svolta il 1° Dicembre 2007, a cui hanno preso parte 40.000 persone per ribadire che l’acqua deve essere pubblica e che i beni comuni vanno tutelati. Erano presenti contemporaneamente in piazza i tre attori protagonisti della gestione del servizio idrico: i cittadini, i lavoratori e gli Amministratori locali.
Attualmente la legge è assegnata alla Commissione Ambiente della Camera dei Deputati in sede referente. Nel pomeriggio di giovedì 23 Aprile presso la Commissione Ambiente della Camera dei Deputati si è svolta un’audizione con i rappresentanti del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua.
Contemporaneamente, si è tenuto davanti alla Camera dei Deputati, presso Piazza Montecitorio, un presidio promosso dal Forum dei movimenti per l’acqua.

(estratto da: acquabenecomune.org)

Il TACD, Trans Atlantic Consumer Dialogue, è un forum tra le organizzazioni dei consumatori degli Stati Uniti e quelle dell’Unione europea che si sviluppa raccomandazioni di politica comune dei consumatori tra Stati Uniti e l’Unione europea al fine di  promuovere l’interesse dei consumatori in USA e UE

Con la Risoluzione del TACD del dicembre 2009 il TACD ha affrontato gli aspetti relativi alla realizzazione delle  linee guida OCSE E-Commerce nel the 21st Century

“E-commerce offre molti vantaggi per i consumatori, ma non dobbiamo perdere di vista l’importanza della protezione dei consumatori nel mondo virtuale emergenti di transazioni commerciali, dice il Transatlantic Consumer Dialogue (TACD).

La crescita del mobile commerce, aste online e social network avrà successo solo se la fiducia dei consumatori sarà conservata. Il TACD ha emesso raccomandazioni politiche per la protezione dei consumatori più forte nel mercato globale virtuale. Il quadro normativo esistente per salvaguardare i diritti fondamentali dei consumatori in materia di sicurezza, la scelta, l’informazione, la risoluzione delle controversie e di ricorso o sono deboli o mal adattati al mercato corrente on-line”, secondo il nuovo TACD e-commerce di risoluzione.
E-commerce ha un enorme potenziale per trasformare il modo di fare acquisti e utilizzare le informazioni ed i servizi. Eppure sempre più vediamo la prova che i consumatori ‘diritti on line sono compromessi. È per questo che è fondamentale agire subito per stroncare pratiche commerciali sleali tra imprese e acqugarantire alle procedure di acquisti on-line una protezione efficace che non è inferiore al livello di protezione concesso in commercio off-line “, ha detto Marzena Lipman, Senior Policy avvocato dei consumatori a Focus, UK .
L’Organizzazione per la cooperazione e sviluppo economico (OCSE) sta attualmente rivedendo le sue “Linee guida per la tutela dei consumatori nel contesto del commercio elettronico” (Orientamenti).
Queste linee guida sono state adottate nel 1999, quando il commercio elettronico è stato nelle sue fasi iniziali.
Durante questa revisione delle linee guida dell’OCSE il loro impatto e l’adeguatezza, la risoluzione TACD esorta gli Stati Uniti e i governi dell’Unione europea a sostenere la modifica degli orientamenti per garantire che siano conformi alle esigenze del 21 ° secolo.
“Sviluppi come il crescente utilizzo di pubblicità online comportamentali lo rendono indispensabile per garantire che il quadro di politica sono in atto per garantire i diritti dei consumatori ‘siano rispettati e tutelati“, ha detto Susan Grant, direttore della protezione dei consumatori in Consumer Federation of America e co-presidente TACD della società dell’informazione del Comitato di politica.
I consumatori online sono, in molti modi, trattati come clienti di seconda classe“, ha detto Falk Lueke, Responsabile delle Politiche per i diritti dei consumatori nel mondo digitale presso la Federazione delle organizzazioni dei consumatori tedeschi e co-presidente della Società dell’informazione TACD comitato di politica. In un mondo globalizzato, i consumatori hanno lo stesso diritto di beneficiare del vasto mondo, mercato elettronico, come le aziende e società“, ha aggiunto.

 

La crescita del mobile commerce, aste online e social network avrà successo solo se la fiducia dei consumatori è conservato. Il TACD ha emesso raccomandazioni politiche per la protezione dei consumatori più forte nel mercato globale virtuale. Il quadro normativo esistente per salvaguardare i diritti fondamentali dei consumatori in materia di sicurezza, la scelta, l’informazione, la risoluzione delle controversie e di ricorso o sono deboli o mal adattati al mercato corrente on-line“, secondo il nuovo TACD e-commerce di risoluzione.
E-commerce ha un enorme potenziale per trasformare il modo di fare acquisti e utilizzare le informazioni ed i servizi. Eppure sempre più vediamo la prova che i consumatori ‘diritti on line sono compromessi. È per questo che è fondamentale agire subito per stroncare commerciali sleali tra imprese e dare acquisti on-line una protezione efficace che non è inferiore al livello di protezione concesso in commercio off-line “, ha detto Marzena Lipman, Senior Policy avvocato dei consumatori a Focus, UK .

L’Organizzazione per la cooperazione e sviluppo economico (OCSE) sta attualmente rivedendo le sue “Linee guida per la tutela dei consumatori nel contesto del commercio elettronico” (Orientamenti). Queste linee guida sono state adottate nel 1999, quando il commercio elettronico è stato nelle sue fasi iniziali.

Durante questa revisione delle linee guida dell’OCSE il loro impatto e l’adeguatezza, la risoluzione TACD esorta gli Stati Uniti e i governi dell’Unione europea a sostenere la modifica degli orientamenti per garantire che siano conformi alle esigenze del 21 ° secolo.

Sviluppi come il crescente utilizzo di pubblicità online comportamentali lo rendono indispensabile per garantire che il quadro di politica sono in atto per garantire i diritti dei consumatori ‘siano rispettati e tutelati“, ha detto Susan Grant, direttore della protezione dei consumatori in Consumer Federation of America e co-presidente TACD della società dell’informazione del Comitato di politica.

I consumatori online sono, in molti modi, trattati come clienti di seconda classe“, ha detto Falk Lueke, Responsabile delle Politiche per i diritti dei consumatori nel mondo digitale presso la Federazione delle organizzazioni dei consumatori tedeschi e co-presidente della Società dell’informazione TACD comitato di politica. In un mondo globalizzato, i consumatori hanno lo stesso diritto di beneficiare del vasto mondo, mercato elettronico, come le aziende e società“, ha aggiunto.

(estratto da: tacd.org; traduzione a cura di ACU Toscana)

 Quello che segue è l’articolo  comparso nel Bollettino  n° 2 di  “ACU Toscana Informa” dell’ACU Toscana, in cui è riportato l’articolo redatto dal dr. Eugenio Saraceno del Comitato Scientifico dell’Associazione ASPO Italia, di cui è presidente il  Prof. Ugo Bardi, docente del dipartimento di chimica dell’università di Firenze, nonchè presidente associazione ASPO Italia (association for the study of peak oil and gas) il cui convegno quest’anno si è tenuto a Lucca, all’interno della manifestazione annuale  denominata “La Toscana dei consumatori”, promossa dalle associazioni dei consumatori della Toscana, tra cui l’ACU Toscana.

librostoriaLibro “Storia petrolifera del bel paese” 

di Ugo Bardi e Giovanni Pancani 

Editore Le Balze 2006

(Immagine tratta dal sito: aspoitalia.it)

  ASPO internazionale, e la sua sezione Italiana (ASPO-Italia), sono nate come gruppi di scienziati e ricercatori indipendenti impegnati soprattutto sulla questione dell’esaurimento delle risorse, in particolare di quelle petrolifere. ASPO, nata nel 2002, si è ampliata e sviluppata negli ultimi anni e conta ormai sezioni in quasi tutti i paesi detti occidentali. La “mission” dell’associazione si è ampliata e adesso comprende una visione ampia di tutto quello che ha a che vedere con il consumo delle risorse, senza trascurare i loro effetti ambientali, in particolare il riscaldamento globale.ASPO-Italia è nata formalmente nel 2003 con gli stessi scopi e obbiettivi di ASPO internazionale, ma con una maggiore enfasi sulle energie rinnovabili.

ASPO ha oggi accumulato dati e  esperienza     che pongono l’associazione all’avanguardia in molti campi, come lo studio e la modellizzazione della disponibilità di risorse fossili, ma anche su innovazioni si prodotto nel campo dell’energia rinnovabile e dell’efficienza energetica. I membri di ASPO-Italia sono impegnati in progetti internazionali estremamente innovativi, come sistemi eolici ad alta quota (progetto kitegen), sistemi di trasporto basati sulla trazione elettrica, sistemi agricoli innovativi per i paesi emergenti, innovazioni nel campo dell’energia fotovoltaica e molti altri campi. ASPO-Italia è in grado di connettere una strategia regionale italiana attraverso ASPO internazionale, con strategie e gruppi europei e con una globale, per stimolare ricerca e sviluppo, riconversione territoriale e comunicazione in favore di interventi utili ad attenuare la crisi in atto.
ASPO-Italia si propone di mantenere il proprio ruolo di serbatoio di pensiero raccogliendo i contributi di ricercatori e studiosi sia a livello nazionale come internazionale……(http://www.aspoitalia.net)

 La fine dell’era del petrolio?

DI EUGENIO SARACENO – ASPO ITALIA

Se mai ve ne fosse bisogno vorrei innanzitutto ricordare l’importanza che le risorse energetiche rivestono per l’economia mondiale; utilizzare energia significa assicurare la produzione di cibo, vestiti, prodotti di consumo, riscaldamento, raffrescamento, mobilità. In particolare se guardiamo alla attuale economia globalizzata questo ultimo aspetto della mobilità di merci e passeggeri è fondamentale poiché sempre più prodotti giungono a noi dai paesi ove è più conveniente acquistarli percorrendo lunghe distanze, stesso discorso per lo sviluppo del trasporto aereo che ci permette di percorrere distanze sempre maggiori per turismo o affari. Tra tutte le risorse energetiche la più strategica è dunque il petrolio, poiché da esso si ottengono i più economici derivati liquidi indispensabili per la stragrande maggioranza della domanda di trasporti e per l’industria chimica.

La minore disponibilità di petrolio metterebbe in grave difficoltà questi due settori e, a catena, tutti gli altri settori industriali che pur potendo utilizzare fonti energetiche diverse dal petrolio dipendono poi da esso per la distribuzione e la fruizione dei prodotti. Ebbene, questa situazione si sta già verificando i prezzi del petrolio sui mercati stanno seguendo un andamento oscillante, ma ad ogni oscillazione il picco è posizionato sempre più in alto di quello precedente.

Perché i costi di produzione aumentano? Si dice sempre che negli anni ’90 quando il petrolio costava poco non si è investito abbastanza provocando alla lunga un problema di scarsità dell’offerta e che i notevoli investimenti partiti al rialzo dei prezzi abbiano fatto salire le quotazioni di tutti i mezzi di esplorazione e produzione del petrolio.

La produzione è aumentata dal 2002 al 2005, poi si è quasi fermata per due anni per ricominciare a crescere un po’ negli ultimi mesi, benchè nel frattempo, grazie alla crescita economica mondiale trainata dall’Asia, la domanda sia aumentata costantemente e anche i prezzi. Perché se i produttori hanno sufficiente petrolio da estrarre e sufficienti denari da investire non approfittano dell’altissimo livello dei prezzi e non inondano il mercato facendo calare i prezzi? Dopo le grandi crisi degli anni ’80 accadde esattamente questo provocando il periodo di bassi prezzi di fine anni ’90. Esiste una ipotesi ben nota da anni e scientificamente molto solida, la teoria del “picco del petrolio”.

Questa teoria origina dagli studi di un geologo americano M.K.Hubbert che negli anni ’50, studiando la progressione delle scoperte di giacimenti e della successiva messa in produzione, aveva previsto correttamente che la produzione sarebbe aumentata fino ai primi anni ’70 per poi decrescere seguendo l’andamento di una curva a campana. In seguito, altri geologi, tra cui Campbell, che poi hanno costituito l’associazione ASPO, applicarono tale teoria a livello globale ottenendo un andamento della produzione mondiale secondo una curva analoga.

Il modello matematico e i dati sui giacimenti petroliferi alla base di questa previsione vengono continuamente aggiornati, ma si vede che il risultato della previsione cambia di poco: la produzione mondiale di petrolio dovrebbe raggiungere il massimo intorno al 2010 per poi ridursi progressivamente e inesorabilmente.

La ragione   del calo    è essenzialmente   geologica, un giacimento    di petrolio non è, come

spesso nell’immaginario comune viene figurato, un grande lago sotterraneo da cui se ne può tirare fuori a volontà, basta fare un pozzo. In realtà gli idrocarburi rimangono intrappolati sotto terra a varie profondità, quindi ad alta pressione, in una roccia porosa che però deve essere sovrastata da uno stratodi roccia impermeabile.

Scavando un pozzo il petrolio, se sufficientemente pregiato e leggero inizia a fuoriuscire da solo copiosamente grazie alla pressione; così avviene per un 15-20% del contenuto di un giacimento. In seguito la pressione naturale cala e bisogna supplire iniettando gas o acqua da altri pozzi per mantenere la produzione fino ad estrarre un 40-50% del totale; infine quando anche ciò non basta è necessario iniettare molte tonnellate di solventi per “sciogliere” la parte più pesante dell’idrocarburo rimasta invischiata nella sua roccia madre e poterla poi estrarre sempre cercando di aumentare la pressione con l’iniezione di gas e acqua. Infine, tipicamente quando un 60-70% del contenuto iniziale è stato estratto si è costretti

ad abbandonare il giacimento perché per far andare i macchinari, le pompe, i solventi ci vuole più petrolio di quello che si potrà estrarre.

La storia della produzione di un giacimento può durare decine di anni, ma segue sempre

un andamento a campana, dalle prime fasi di facile estrazione si raggiunge presto un buon livello di produzione, poi è possibile mantenerlo con adeguate tecniche ed in seguito non si può evitare il declino e l’abbandono.

Essendo la produzione mondiale formata dal risultato della produzione di migliaia di giacimenti ciascuno che produce secondo un andamento a campana, è abbastanza intuitivo che essa stessa segua un andamento a campana: inizialmente i giacimenti che iniziano la produzione sono molti più di quelli che si esauriscono e il contributo totale è di crescita, poi vi sono nuove scoperte e si continua a crescere, poi le scoperte sono divenute più rare, alcuni giacimenti hanno iniziato a declinare ed i nuovi giacimenti sono sempre meno e comunque situati in luoghi sempre più inaccessibili come i mari profondi e le zone artiche, oppure producono petrolio molto pesante, più costoso da estrarre e da raffinare.

Questa è la situazione in cui siamo adesso, abbiamo scoperto ed estratto il petrolio “facile”, ora vengono tempi più difficili.

Questa situazione vale anche per il gas naturale che è anch’esso un idrocarburo. Il comportamento della produzione a campana vale per tutti i tipi di risorse, come numerosi studi in ASPO Italia stanno dimostrando, compresi il carbone e l’uranio che raggiungeranno il loro picco nei prossimi 30-40 anni. Dunque non si dovrebbe parlare di fine del petrolio, ma più propriamente di fine dell’energia facile e a basso prezzo.

Ci sarà petrolio per molti decenni a venire, ma sempre in minori quantità ed a prezzi molto più alti. La nostra economia basata sui consumi crescenti tenderà a risolvere il problema usando più carbone ed uranio producendo come effetto l’esaurimento più rapido di questi combustibili sempre secondo una curva a campana e spostando solo di qualche anno in avanti i problemi che prima o poi verranno al dunque.

C’è una via d’uscita a questa situazione? Sappiamo che dal sole giunge sulla terra una

quantità di energia pari a 10000 volte quella che è utilizzata ad oggi dall’umanità e che può essere

fruita mediante tecnologie solari ed eoliche, in particolare d’alta quota. Ma l’immensa quantità di energia solare è però dispersa su grandi aree del pianeta e dovrà essere sfruttata in modo diffuso, sarà sicuramente possibile ottenere dal sole abbastanza energia per i bisogni dell’umanità.

Ottenerla non sarà facile, probabilmente un mondo ad energia solare poco si accorda con una civiltà dei consumi e della crescita infinita; voglio concludere dunque formulando un quesito su cui dovremmo tutti riflettere: sarà la fine del petrolio a basso costo anche l’occasione per inventare un nuovo paradigma? Da una civiltà basata su sempre maggiori consumi di beni materiali ad una in cui il benessere non sarà misurato con l’indicatore dei maggiori consumi ma con quello degli adeguati consumi?

Per chi volesse approfondire, consiglio i seguenti siti web e blog:

http://www.aspoitalia.net sito web di Aspo Italia con articoli tecnici e scientifici

http://aspoitalia.blogspot.com notizie e commenti quotidiani su risorse ed energia

http://petrolio.blogosfere.it diario divulgativo su tutto ciò che riguarda il petrolio

http://www.ecoblog.it notizie su ecologia, energia e risorse

http://www.unionepetrolifera.it mercato del petrolio, studi e statistiche

http://www.enea.it ricerca e tecnologie su ambiente ed energia

http://europe.theoildrum.com (in inglese) notizie e discussioni sull’energia e il futuro

L’ATTIVITA’ EDUCATIVA DELL’ACU TOSCANA, E’ STATA INTEGRATA ALLE ATTIVITA’ PREVISTE DALLE ISTITUZIONI VERSILIESI SUL TEMA DEI RIFIUTI E DELLA RACCOLTA DIFFERENZIATA

VersiliaL’ACU Associazione Consumatori Utenti sede regionale della Toscana di ACU Onlus,  ha promosso nei giorni scorsi, un seminario di formazione a Viareggio, rivolto agli insegnanti del comprensorio versiliese e agli Enti Locali.

L’iniziativa è  stata integrata alle attività previste dal progetto di educazione ambientale che si sta realizzando sul territorio della Versilia sul tema  “La limitazione all’origine della produzione dei rifiuti e la raccolata differenziata”.

L’associazione consumatori partecipa al progetto della zona in qualità di partner  ed ha messo a  disposizione questo seminario dando un’opportunità formativa ai docenti delle  scuole e di confronto con gli Enti e le Amministrazioni.

Il  seminario  fa parte di un progetto di ricerca,  “Il costo ambientale e sociale dei consumi. ACU Toscana Informa 2009”. ed è   andato ad integrarsi con il progetto versiliese.

 

Hanno partecipato al seminario l’Assessore regionale alle Politiche dei consumatori Eugenio Baronti,  l’Unione di Comuni Alta Versilia, il CRED Versilia attraverso la  presidente della Conferenza Zonale dell’Istruzione Alessya Dini, la presidente dell’ACU Toscana Clara Gonnelli, l’agronomo dr. Francesco Petacchi, la rappresentante dei GAS Versilia Consuelo Matteucci e la rappresentante dello Sportello di consulenza ed assistenza al cittadino dell’ACU di Viareggio avv. Isabella Maggiorelli.

L’assessore regionale Baronti, ha esposto brevemente il piano regionale volto alla sostenibilità ambientale e sociale  asserendo che “...oggi i nostri consumi superano il 30%  la biocapacità del pianeta, occorre quindi lavorare per far crescere sempre più la consapevolezza in tutti i soggetti sociali, economici, politici ed istituzionali  il senso del principio della responsabilità e sostenibilità sociale, etica, energetica ed ambientale…”. Baronti ha portato inoltre molti esempi di “buone pratiche sostenibili” realizzate sia in Toscana che in altri Paesi incoraggiando i presenti a promuovere un diverso modello culturale.

La presidente dell’ACU Toscana Gonnelli ha affermato che “… Gli interessi economici legati a pratiche produttive  ed industriali, che nel tempo hanno creato inquinamento ambientale, hanno portato il mondo verso una strada, che rischia di essere di non ritorno se, in prima persona, i cittadini-consumatori-utenti, a partire dalle giovani generazioni,  non acquisiscono consapevolezza che con le loro scelte quotidiane contribuiscono ad aggravare un sistema già congestionato, il cui modello economico è fallito…”.

“Si può – ha ribadito nel suo intervento l’avv. Maggiorelli  - riuscire a riconvertire l’economia in termini di sostenibilità solo a patto che ci sia condivisione, accettazione, che si costruisca un consenso il più ampio e diffuso possibile intorno alla rivoluzionaria idea di economia intimamente vincolata al concetto di etica sociale…” Maggiorelli,  Ha spiegato poi le regole di un bando di concorso promosso dall’ACU Toscana a cui parteciperanno gli Istituti di Istruzione secondaria di secondo grado.

Petacchi ha posto l’accento sul fatto che gli insegnanti debbano sostenere gli studenti ad elaborare le nozioni apprese , incanalarle in un percorso fruibile dai ragazzi, traducibile gradualmente in cultura acquisita.

E’ intervenuta poi, Matteucci, della rete dei (GAS) Gruppi di Acquisto Locale della Versilia, che ha illustrato una nuova modalità di consumo consapevole che è propria di un’economia  che mette al centro le persone e le relazioni.

Alcuni istituti avranno la possibilità di aderire al progetto di ricerca sui modelli e stili di consumo promosso dall’ACU Toscana e dai soggetti partner, il quale  sarà realizzato  in stretta collaborazione con il corso di laurea specialistica Gestione e tutela dell’ambiente agro-forestale della  Facoltà di Agraria  dell’Università di Pisa.

PER INFORMAZIONI

Sportello territoriale di Viareggio si trova in:

Via S. Francesco, 43

Tel. e fax  0584/44393

cellulare 335 6860992

e-mail del progetto ACU Toscana:  concorso.buonepratiche@gmail.com

Sito Web: www.acutoscana.it


DOC 1 - Targa esternaLo Sportello di Viareggio, come gli altri Sportelli  dell’ACU Toscana, svolge oltre alle azioni a carattere educativo e di sensibilizzazione sulle tematiche del consumo consapevole e reponsabile, anche servizi di consulenza ed assistenza  rivolti ai cittadini.

Esso è accreditatato dalla Regione Toscana  in base alla Legge Regionale 9/2008.

Il Responsabile dello Sportello è l’avv. Luca Cecioni

agrienergieProduce reddito per gli agricoltori (in Toscana se ne possono produrre quantitativi del valore di 800 milioni di euro) e risparmio per i consumatori (fino al 50-60% in meno rispetto a impianti che utilizzano gpl o gasolio). Il tutto con la possibilità di usufruire di sostegni pubblici consistenti (fino al 60% del costo di realizzazione degli impianti) e con un bassissimo impatto ambientale.
Sono queste le credenziali con cui si presenta il progetto “Energia vicina” con cui in Toscana si punta a far decollare la nascita di filiere corte per la produzione e la commercializzazione di agrienergie, utilizzando i residui della lavorazioni forestali e delle potature o anche, in parte, colture dedicate, come il pioppo, per produrre in loco energia termica e elettrica. Oggi, ad Arezzo, in occasione della prima giornata della fiera nazionale “Agrienergie”, in programma sino a domenica al Centro Affari, si è sancito ufficialmente il passaggio dalla fase di sperimentazione a quello di lancio produttivo di questo settore.
“In pochi anni in gran parte delle aree rurali della Toscana ci si riscalderà utilizzando i residui dei diradamenti nel bosco vicino casa, o delle potature di vigne e oliveti delle campagne circostanti: questo è l’obiettivo e la sfida che abbiamo davanti” ha sottolineato Maria Grazia Mammuccini, direttrice dell’Arsia, l’agenzia per l’innovazione in campo agricolo e forestale che ha seguito molti dei progetti innovativi della Regione in questo ambito. “L’attività di sperimentazione e di ricerca svolta in questi anni specie attraverso il varo di alcuni impianti-pilota e anche le innovazioni tecnologiche negli impianti di cui, qui alla fiera troviamo prove evidenti – ha aggiunto – ci offre l’opportunità di dire che siamo, finalmente, al punto di svolta. Ed è una svolta che sta facendo già i primi passi concreti: sono in funzione o in fase di completamento in Toscana una cinquantina di impianti che di qui al 2010 ci permetteranno di riscaldare mille appartamenti. In pochi anni si potrebbe arrivare al risultato ipotizzato in uno studio che abbiamo illustrato oggi: e cioè alla produzione di un quantitativo di energia prodotta pari a 350 Megawatt elettrici cioè con un valore sul mercato di 800 milioni di euro. Se utilizzata come termica questa energia permetterebbe di riscaldare fino a 50.000 appartamenti, quindi una bella parte delle nostre aree rurali.
Il combustibile necessario a ottenere simili risultati è attualmente disperso tra i campi e i boschi della Toscana. Sono materiali legnosi di scarto, residui dei diradamenti forestali, sono ciò che resta delle potature: oggi materiale inutilizzato, spesso bruciato in loco. La tecnologia sviluppata in questi ultimi anni può permettere all’agricoltore di raccogliere questo materiale disperso, di renderlo adatto a una combustione automatizzata, di immetterlo nel ciclo termico con impianti a altissima resa (sino a oltre il 90%), quindi senza alcuna dispersione, e quando possibile, di utilizzarlo per alimentare altri impianti nella stessa area, magari per riscaldare un vicino borgo rurale. L’imprenditore che si avventura in questo percorso ha il pieno sostegno pubblico: la Regione attraverso il piano di investimenti e il piano di sviluppo rurale contribuisce all’acquisto di macchinari e di impianti con quote che vanno dal 40 al 60% del costo.
E un guadagno consistente è previsto anche per l’utente finale: una bolletta dimezzata rispetto a quella pagata per l’impianto Gpl e gasolio.
(Estratto da : regione.toscana.it)
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